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Il Metodismo:
dottrina e prassi
La
Chiesa Metodista con i suoi quasi 70 milioni di fedeli è oggi
la Chiesa protestante più diffusa in tutti i continenti e si
caratterizza ovunque per la sua profonda spiritualità, per il
suo dinamismo evangelistico e per la sua marcata sensibilità ai
problemi etici, sociali e politici.
Il movimento metodista nacque nel XVIII
secolo ad opera del Pastore anglicano John Wesley (1703-1791)
come movimento di Risveglio religioso e sociale che coinvolse
dapprima Inghilterra e Nord America e poi, per l’attività dei
suoi missionari, si diffuse ben presto in Europa e nel resto del
mondo.
Tutta la storia del Metodismo è
derivata da una felice intuizione teologica di John Wesley. E
cioè che la rivelazione dell’amore di Dio per l’uomo è una
verità interiore che si palesa nell’esperienza della carità
umana. Questo significa che l’Evangelo incarnato nel
Cristo - che Dio ha amato l’uomo indipendentemente da quello
che egli è - acquista un valore sociale e diventa impegno di
vita. Di qui la massima coerenza tra messaggio e azione.
Separare l’opera missionaria di Wesley dal suo pensiero
teologico’ che ne è il propulsore non è perciò possibile.
Una cosa non può essere intesa senza l’altra: sono
interdipendenti. L’assioma metodista è che Dio ha dato
tutto (e questo è dottrina teologica) per cui tutto noi
dobbiamo dare (e questo è impegno sociale). C’è dunque
un collegamento indissolubile tra la salvezza ricevuta come dono
gratuito in Cristo e la salvezza offerta come dono riconoscente
al fratello.
La diffusione del Metodismo nel mondo
è dovuta senz’altro a questa sua impostazione teologica: come
è facilmente dimostrabile deducendolo dalle numerose opere di
Wesley stesso - i suoi 40000 sermoni, il suo diario, la sua
corrispondenza con personaggi religiosi e politici impegnati
come lui nella lotta contro la piaga dell’alcolismo, il
sistema economico dello schiavismo e la pratica sociale della
schiavitù, i libri da lui scritti o tradotti per le scuole che
andava istituendo, la creazione delle prime "Scuole
domenicali", vanto oggi di tutto il protestantesimo per la
preparazione religiosa dei minori - e come infine traspare dagli
scritti dei suoi seguaci e da quelli dei suoi detrattori.
Da tutto ciò è facile rendersi conto
di che cosa abbia rappresentato il Metodismo nel mondo; del
valore di alcuni suoi uomini e del peso che essi hanno avuto nel
passato, come lo statista William Wilberforce strenuo
propugnatore nel Parlamento inglese delle leggi antischiaviste,
- e che hanno tutt’ora nell’economia dei vari paesi,
particolarmente nell'emancipazione delle culture del Nuovo e del
Terzo Mondo, come Nelson Mandela.
È
un dato di fatto che nel momento in cui si stava formando in
Inghilterra il ceto operaio, e nelle fabbriche nascenti e nelle
miniere lo sfruttamento anche dei minori arrivava a limiti
esplosivi, Wesley e i suoi pastori hanno volutamente svolto il
loro ministero presso le classi più disagiate e più esposte. Né
possiamo tralasciare di dire che il Laburismo e il Sindacalismo
inglesi hanno avuto la loro culla nelle Cappelle metodiste, e
che al Congresso generale delle "Unions" del 1872 la
metà degli oratori erano predicatori metodisti.
Oggi il Metodismo mondiale è
particolarmente coinvolto con tutto il protestantesimo nell’impegno
per la "Giustizia, la pace e la salvaguardia dei creato".
Peculiare caratteristica del Metodismo
poi è l’avere accanto ai pastori consacrati un rilevante
numero di predicatori laici, uomini e donne, i quali,
adeguatamente preparati teologicamente, svolgono un importante
ruolo nella evangelizzazione ed ovviamente nella predicazione.
Fin dal tempo di Wesley, non poche donne provenienti da tutti i
ceti sociali, vincendo dimostrazioni di ostilità e non pochi
pericoli materiali, cominciano a predicare e il loro crescente
successo ne portò alcune a intraprendere studi e a diventare
predicatrici autorizzate.
America
Quando il Metodismo varcò l’Atlantico
aveva ormai 25 anni di vita. La sua espansione, dopo un primo
modesto inizio, fu rapida e non fu dovuta soltanto al concetto
che Wesley aveva di una parrocchia mondiale: "La mia
parrocchia è il mondo", ma soprattutto alla massa dei
predicatori metodisti itineranti la cui attività missionaria,
svolta soprattutto a cavallo e per lunghe distanze, si sviluppò
a tal punto da essere importante per la storia di quel
continente. La loro vita dura e la loro intraprendenza di "cavalieri
erranti" della fede fecero nascere tipici
"slogans" sul loro conto. Quando scoppiava un uragano,
per esempio, si usava dire: "Con un tempo simile non c’è
sicuramente nessuno fuori, tranne i corvi e i predicatori
metodisti"! Leggendario rimane anche il loro apporto
spirituale e religioso che accompagnò la penetrazione dei primi
rudi pionieri verso l’Ovest.
Wesley aveva avuto esperienza diretta e
personale della situazione dei Neri in America e si impegnò
nella condanna dello schiavismo con conferenze, opuscoli,
sottoscrizioni, comizi onde sottoporre all’opinione pubblica
l’urgenza di prendere posizione al riguardo. Furono così
fondate due Università nere, ed un ex schiavo fu il primo
vescovo metodista nero
L'indipendenza politica degli Stati
Uniti portò con sé la necessità di avere in America anche una
Chiesa metodista autonomamente organizzata. Nel 1784 fu
costituita in America la ‘Chiesa metodista episcopale’, così
chiamata dal nome dato al pastore eletto per un dato periodo di
anni alla carica di Presidente, Chiesa che convive fraternamente
nel mondo con la "Chiesa metodista wesleyana",
originaria d’Inghilterra
Italia
In Italia la penetrazione del
Metodismo, anche se presentatosi per primo tra le missioni
agganciate a Stati la cui libertà era ormai di antica
tradizione, fu tardiva. Se ne ha notizia fin dal 1816
quando un mercante metodista inglese con la copertura dell’acquisto
di cappelli di paglia a Firenze, finì nelle maglie della
polizia locale per aver distribuito clandestinamente delle
Bibbie; e un altro colportore (distributore di Bibbie per conto
di chiese protestanti) clandestino, spintosi non si sa con quali
mezzi e con quanto coraggio fino a Roma, tornando in patria
aveva prospettato alla Società Missionaria wesleyana la
possibilità di un lavoro evangelistico proprio in quella città!
Ma solo nel 1852 con la venuta in Italia dell’ex
seminarista di Ivrea Benedetto Lissolo, convertitosi in
Inghilterra alla Chiesa Wesleyana, comparvero i primi missionari,
e solo una decina di anni dopo il Metodismo cominciò ad avere
qualche pallido rilievo. Fondatore riconosciuto del Metodismo in
Italia fu il giovane pastore Heary James Piggott (1831-1917)
che dal 1861 dedicò l’intera sua vita a quest’opera.
Stabilitosi in un primo tempo ad Ivrea, passò poi a Milano dove
fondò un Istituto per ragazze, e da dove estese l’opera in
Lombardia e in Emilia. Stabilitosi poi a Padova estese l’opera
nel Veneto per scendere poi a Firenze e a La Spezia. Nel 1868 le
statistiche presentate alla prima Conferenza di quella che sarà
la Chiesa Evangelica Metodista d’Italia furono: 16 locali di
culto, 24 predicatori, 179 scuole domenicali, 592 allievi nei
corsi d’istruzione scolastica.
L'unità d’Italia fu la grande
occasione attesa da tutto l’evangelismo. Nel 1873 la
Società missionaria episcopale di New York inviò in Italia il
pastore Leroy M. Vernon (1838- 1896) che si stabilì
prima a Modena e poi a Bologna da dove estese l’opera in tutta
la penisola. Piggott e Vernon si accordarono quindi perché i
due rami del Metodismo mondiale agissero in Italia sempre in
modo complementare nella fondazione di chiese come di opere
sociali. Nel 1946, poi, i due rami si fusero da noi in un unico
corpo: la "Chiesa Evangelica Metodista d’Italia".
Passati i tempi particolarmente
sfavorevoli, nel trentennio a cavallo del secolo l’impegno
metodista fu notevole con la fondazione di scuole diurne e
serali, di Circoli culturali, di giornali e, soprattutto, nell’assistenza
materiale e spirituale in alcuni luoghi con maggior
concentrazione di manodopera sovente importata e perciò
maggiormente bisognosa di aiuto.
Ad esempio: prima del 1868 a Padova
accanto alla chiesa è fiorente un Istituto con scuola
elementare mista, scuola superiore e una scuola tecnica. Nel
1892 ad Omegna fu iniziata un’opera di sostegno per gli operai
della filanda locale; ne nacque in seguito la chiesa di Omegna.
Dal 1898 al 1906 a Iselle, per gli operai impegnati nel traforo
della galleria del Sempione, e per le loro famiglie, furono
organizzati: un asilo infantile, una scuola elementare con pasto
meridiano gratuito, una sala di riunione e corsi serali di
istruzione per adulti. Ne nacque in seguito la chiesa di
Domodossola. Dal 1901 al 1903 a Milano, per gli operai
provenienti dall’entroterra della regione e per quelli
immigrati dal Sud, in occasione della elettrificazione dei
trasporti urbani, fu istituito un servizio di promozione sociale
e fu iniziata un’opera di evangelizzazione. Ne nacque in
seguito la seconda chiesa metodista di Milano. Nel 1903 a
Salerno fu attuato un progetto di assistenza e di aiuto per gli
operai delle vicine filande. Ne nacque in seguito la chiesa di
Salerno. Nel 1907 a Eboli sorse una organizzazione a sostegno
materiale e spirituale della classe contadina locale. Dal 1906
al 1910 il medesimo aiuto fu portato nel vicentino e nel
novarese alle locali comunità contadine, e a Montorfano agli
scalpellini delle locali cave di granito. Nacquero così tre
piccole chiese.
Le chiese metodiste con le loro attività
sociali ed assistenziali oggi esistenti in Italia sono il frutto
e la prosecuzione di quest’opera iniziata quasi 150 anni fa, e
l’attuale presenza metodista nel nostro paese può essere così
quantificata:
- 39 comunità o chiese con una
popolazione complessiva di circa 5000 aderenti.
- opere sociali: 'Ecumene' Centro
evangelico per la gioventù, Velletri (Roma); Centro
evangelico di servizio: Villa S. Sebastiano (AQ); Centro
sociale 'Emilio Nitti’ (NA); ‘Casa Mia’ Centro sociale
per adolescenti e bambini (NA); ‘Casa Materna’ Istituto
per bambini e centro accoglienza emigrati (NA); Centro
cristiano per l’infanzia e scuola materna Scicli (RG).
- Vari Circoli culturali.
- Impegno socio assistenziale in
collaborazione con altre chiese evangeliche: per esempio
l’ospedale ‘Villa Betania’ di Napoli.
- Partecipazione ad organismi
nazionali, mondiali ed ecumenici: Federazione delle chiese
evangeliche in Italia (FCEI);
Conferenza delle chiese europee (KEK); Consiglio mondiale
metodista (WMC);
Consiglio ecumenico delle chiese (CEC).
L'integrazione nel 1979 delle chiese
metodiste in Italia con le chiese valdesi non ne ha modificato i
lineamenti dottrinali.
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